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QUATTORDICI ANNI E NON SENTIRLI. LA STORIA DEL CAVALLO ARAZI BOKO

La storia del cavallo Arazi Boko

Arazi Boko: quattordici anni e non sentirli

Sabato a Trieste Arazi Boko, castrone svedese di proprietà di Leonardo Cecchi e Sinead Sernicoli, allenato da Alessandro Gocciadoro e interpretato in corsa da Santo Mollo, ha vinto il Gran Premio Giorgio Jegher da netto favorito. E fin qui nulla di speciale.

Il problema è che Arazi, un figlio dell’indimenticato campione italiano Varenne, per i più il più grande di tutti i tempi, è nato nel 2007 e, nonostante le tante primavere, è ancora lì in prima linea a combattere. Con la vittoria ottenuta al Montebello ha centrato il 15° Gran Premio ed è diventato il più vecchio nella storia del trotto italiano a centrare un successo.

E 14 anni per un cavallo da corsa sono tanti, visto che un trottatore in media vive fra i 20 ed i 30 anni, debutta a 2 anni, esprime il meglio di sé in gara fra i 3 e i 5 anni, di rado corre ancora ad alto livello attorno a 8 anni e sino a poche stagioni fa a 10 anni doveva lasciare l’agonismo degli ippodromi ed essere messo a riposo.

 

Qual’è il segreto?

Il bello è che per tutta la vita precedente all’importazione dalla Svezia, dove è nato e ha corso sino a qualche anno fa, Arazi Boko era stato soltanto un più che discreto routinier delle piste scandinave. Ma una volta importato in Italia si è compiuto il miracolo. Trasformato dal nuovo allenamento di Gocciadoro è diventato più forte e più continuo di quanto fosse stato in tutta la sua carriera.

Un prodigio di longevità ad alto livello. E di generosità, considerato l’impegno profuso in corsa.

 

 

[foto: Marzulli di nordestippodromi]