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WAYNE EDEN, UN CAVALLO CHE HA SCRITTO LA STORIA DEL TROTTO

E’ il trottatore che ha segnato quasi un decennio, quello delle battaglie con Delfo. Importato in Italia nel 1975, Wayne Eden è morto in Toscana, dove venne trasferito dopo essere stato salvato dal macello. Solo la vecchiaia ha fermato a 29 anni il campione made in Usa sui prati di Spianate di Altopascio (Lucca) dove era stato messo a riposo.

Wayne Eden se n’è andato sei mesi dopo Vincenzo Gasparetto, l’indimenticato manager che lo aveva importato dagli Stati Uniti per conto della scuderia Mira II di Piero Giudici. Da allora e fino al 1978 il figlio di Speedy Rodney fu grande protagonista del nostro trotto, battagliando con gli altri campioni di quel periodo, capeggiati da Delfo, l’indigeno di Sergio Brighenti col quale Wayne si divise il tifo degli appassionati italiani.

In coppia con lui per quasi tutto il cammino agonistico ci fu Anselmo Fontanesi detto il “Morino”. Un’autentica simbiosi, quella tra i due, tanto è vero che le poche volte in cui cambiò allenatore, Wayne Eden smise di essere il fenomeno che era. E puntualmente il suo cammino tornava a ricongiungersi con quello di Fontanesi.

Fu la grande invenzione di Gasparetto. Iniziò a seguirlo negli Stati Uniti attirato dal suo rendimento alterno, da cavallo poco sfruttato. La prima trattativa avvenne agli inizi del ’75: Wayne era a Parigi per disputare l’Amérique e chiesero una follia, qualcosa come 500 milioni di Lire. A Parigi il cavallo corse male e pochi mesi dopo venne via per meno della metà della metà di 500 milioni.

La favola ebbe così inizio. Soggetto dai passaggi limitatissimi che lo affliggevano alle andature moderate ed in un primo tempo anche in corsa, trasse vantaggio da una ferratura azzeccata e un sulky speciale che lavorava sulla sua schiena per costringerlo ad allargare il posteriore, migliorando così il passaggio. Quel sulky è diventato col tempo un cimelio storico.

 

Wayne Eden, una macchina da corsa con un computer al posto del cervello

Wayne Eden diventò una macchina da corsa con un computer al posto del cervello. In quattro anni tante soddisfazioni con la parentesi del clamoroso rapimento nella notte di Ferragosto del 1975, poco dopo aver vinto il Città di Montecatini. Wayne Eden sparì dal suo box, vittima di un clamoroso rapimento che riempì le prime pagine dei giornali. Gasparetto portò avanti la trattativa. I rapitori chiedevano tanti soldi. Fece capire loro che non avrebbero mai ottenuto la cifra richiesta, perché il cavallo era assicurato per alcune centinaia di milioni e i proprietari non erano intenzionati a sborsare una lira per riaverlo. Vennero messi assieme dodici milioni. Ai rapitori li consegnò personalmente lo stesso Gasparetto e l’8 di settembre Wayne fu ritrovato a Montescudaio, in provincia di Pisa. Le cronache di quei tempi riportano che si trattava del quarantesimo rapimento dell’anno. Gli altri trentanove erano ovviamente persone.

In pista Delfo fu il grande avversario. Tante battaglie. La sconfitta nella finale dell’Europeo di Cesena del 1976, ma anche il successo nel Lotteria dell’anno dopo. A Napoli Delfo era affidato a Vivaldo Baldi e suo figlio guidava The Last Hurrah. Tentarono di metterlo in mezzo, ma quel giorno Wayne era troppo forte. E poi il Nazioni del 1976. Timothy T sembrava imbattibile, ma Wayne Eden lo batté. La tribuna di San Siro sembrava impazzita.

 

Per tutti gli appassionati del mondo dell’ippica, nella sezione dedicata del sito SportNews è possibile scoprire la storia dei grandi protagonisti di Trotto.