Home > GUIDE > Guida Casinò > Truffe al Casinò: le più Ambiziose e Clamorose di Sempre

Truffe al Casinò: le più Ambiziose e Clamorose di Sempre

Truffe al Casinò

Tra i tanti falsi miti che aleggiano attorno ai casinò, ci sono anche storie vere, per quanto assurde o inverosimili possano sembrare. Immaginario collettivo e realtà si fondono, dando luogo a scenari degni dei film più avvincenti. 

È quanto successo più volte nel corso del tempo, con ladri e truffatori che da ogni parte del mondo hanno tentato di dar vita a veri e propri colpacci, spesso smascherati o sventati. 

Tentare di truffare un casinò è ovviamente illegale ed essere scoperti significa rischiare di finire in carcere. Escludendo le implicazioni giuridiche e morali che ciò comporta, vediamo quali sono state le più ambiziose e clamorose truffe di sempre: alcune studiate nei minimi dettagli, altre frutto di capacità fuori dal comune. 

La truffa delle lenti a contatto a Cannes

Partiamo con una delle truffe più ingegnose mai messe in atto, che vede protagonisti tre uomini italiani e uno francese. Quest’ultimo fu la vera chiave di volta del colpo, essendo ai tempi croupier nel casinò di Cannes. Introdusse un mazzo di carte speciali con dei segni identificativi sul dorso, invisibili a occhio nudo. 

Guardandole con delle particolari lenti a contatto l’inchiostro diveniva distinguibile, rivelandone così l’esatto contenuto. Grazie a questo trucco era come se i tre uomini giocassero a carte scoperte e riuscirono in tal modo a portarsi a casa discrete somme. Nel 2011 vennero tutti arrestati e sia i mazzi speciali che le vincite sequestrate.

Pallina della Roulette truccata a Deauville

Una truffa meno fantasiosa ma ugualmente efficace quella di Monique Laurent, che negli anni ’70 riuscì a ottenere un milione di dollari al casinò Barrière di Deauville.

Nonostante la donna sia stata scoperta e costretta a restituire il denaro, acquisì molta popolarità per via del suo aspetto e della sua intelligenza. Caratteristiche che la rendono ancora oggi un personaggio quasi cinematografico, circondata da un alone di fascino e mistero.

Fortuna vuole che il fratello di Monique fosse dealer ai tavoli della Roulette: truccò la pallina inserendo al suo interno un ricevitore, così che fosse manovrabile a distanza. La trasmittente venne nascosta nel pacchetto di sigarette che la donna portava con sé: in questo modo le bastava premere un pulsante per cambiare il corso di una partita.

Al tavolo, invece, si sedeva il padre dei due; colui che materialmente faceva le puntate e incassava le vincite. Insomma, una vera e propria truffa di famiglia.

Mit Blackjack team: contare le carte a Las Vegas

Il Mit Blackjack Team è stato consegnato alle pagine della storia grazie ai prodotti editoriali e cinematografici che l’hanno visto protagonista. La sua vicenda sembra uscita dalla penna di uno scrittore, ma si è realmente svolta negli anni ’80. I componenti del gruppo erano studenti di college prestigiosi, reclutati e addestrati per vincere al Blackjack.

In questo caso non c’era nessun marchingegno ad aiutare i giocatori, ma solo le loro abilità matematiche. Contando le carte era possibile avere un’indicazione su quale sarebbe stata l’estrazione successiva e questo permetteva di avere un notevole vantaggio.

Potrebbe sembrare un modo corretto di vincere, se non fosse che i casinò sono contrari a questa pratica e possono decidere di cacciare dalla sala o estromettere a vita chi viene beccato a eseguirla.

Tommy Glenn Carmichael, l’hacker delle Slot

Tommy Glenn Carmichael fu il primo a capire come azionare manualmente la vincita in una slot: gli fu sufficiente inserire un pezzo di metallo nella fessura dei gettoni per vedere le monetine cadere a fiumi.

Con questo metodo, tanto rudimentale quanto efficace, passò per tutti i casinò della California, assicurandosi sempre un discreto bottino. Quando iniziò ad attrarre i primi sospetti si spostò a Las Vegas, dove tuttavia venne arrestato dopo appena un anno.

La prigione fu l’occasione per mettere a punto la sua tecnica, dato che le slot stavano diventando sempre più complesse e all’avanguardia. Una volta uscito iniziò a vendere il metodo ad altri truffatori, non potendolo più mettere in pratica in prima persona.

Tuttavia, non ci volle molto prima che finisse nuovamente in carcere, condannato a 5 anni di reclusione. Ma la storia di Tommy non finisce qui: tornato libero trovò lavoro nell’ufficio anti-truffa dei casinò di Las Vegas, passando di fatto dall’altra parte della barricata.